Irpinia e migranti: la proposta

Quanto fino a ieri potevamo considerare “emergenza”, oggi è, più semplicemente, una situazione strutturale dell’Europa e, in virtù della sua posizione geografica, in particolare dell’Italia.

Attualmente risulta indispensabile operare un cambio di paradigma nel sistema di “accoglienza”. I modelli messi in atto finora, hanno risposto, soprattutto, a logiche transitorie e limitate nel tempo che non considerano i flussi migratori come un elemento antropologico e sociale della contemporaneità.
Tale visione ha portato a gestire l’accoglienza attraverso lo strumento dei “Centri di Accoglienza Straordinari – C.A.S.” che, considerato il loro modello di riferimento, presentano spesso una carenza nella gestione dei servizi offerti e dei percorsi di integrazione/assistenza.
I C.A.S , non sono espressione diretta delle politiche sociali di una comunità ma si collocano nella gestione “privata”, tra Prefettura e cooperative che gestiscono i servizi. Inevitabilmente, questo può creare attriti sociali nei Comuni che ospitano le strutture, alimentando quei fenomeni di xenofobia che, poi, vengono amplificati da alcune forze politiche. I tanti casi di cronaca ne sono un esempio.

A differenza del modello C.A.S., caratterizzato dallo “scollamento” tra la gestione delle scelte ed il territorio in cui vengono calate, esiste, dal 2001, il “Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – S.P.R.A.R.”, caratterizzato dalle possibilità di protagonismo dei Comuni o delle loro reti nella progettazione, realizzazione e gestione di progetti di accoglienza integrata finanziabili con le risorse del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. Questo sistema che pone i Comuni in prima linea e instaura un rapporto diretto tra questi e il ministero, creano un sistema di accoglienza di secondo livello, ben diverso dal primo e potenzialmente più virtuoso.

Lo S.P.R.A.R., per sua natura gestionale, è obbligato a un sistema di monitoraggio economico e di integrazione sociale molto rigido, il che porta la qualità dei servizi offerti ad uno standard molto elevato.

PROGETTO_SPRAR Il modello S.P.R.A.R., infatti, si realizza attraverso progetti della durata massima di 3 anni, presentati direttamente dai Comuni al Ministero degli Interni, dimensionati per un’accoglienza massima pari al 2,5×1000 dei residenti, gestibili a livello territoriale dagli enti locali, anche con il supporto (non con la delega) delle realtà del terzo settore, per garantire interventi concreti e costruttivi di “accoglienza integrata” che vadano oltre la sola distribuzione di vitto e alloggio e guidino i processi di integrazione attraverso servizi di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.

sprarAttraverso gli S.P.R.A.R. , infatti, i Comuni possono:

  • garantire i servizi fondamentali quali: supporto psicologico, assistenza legale, integrazione, corsi di alfabetizzazione, tirocini lavorativi, tutti fattori funzionali alla creazione di basi solide che permettano agli ospiti di inserirsi nel tessuto sociale ed economico;
  • adattare e contenere le dimensioni dell’accoglienza alle caratteristiche dei territori. Infatti, i centri S.P.R.A.R. hanno dimensioni definite, sono ideati e attuati a livello locale, con la diretta partecipazione degli attori presenti sul territorio che contribuiscono a costruire e a rafforzare una cultura dell’accoglienza presso le comunità cittadine e favoriscono la continuità dei percorsi di inserimento socio-economico dei beneficia;
  • dare ai percorsi di accoglienza una scadenza naturale. Gli ospiti quando si vedono riconosciuto uno status di protezione lasciano il centro che li ospita e possono a secondo del tipo di status ricevuto muoversi sul territorio nazionale o Europeo;
  • migliorare la qualità dei servizi attraverso meccanismi di trasparenza amministrativa e di monitoraggio efficaci (clausola di salvaguardia);
  • investire sul lavoro, valorizzando le forze produttive del territorio e mettendo i centri per l’impiego nelle condizioni di erogare con efficacia servizi di formazione e avviamento lavorativo attraverso appositi sportelli per l’integrazione da finanziare, a livello nazionale e regionale, ricorrendo ai fondi europei;
  • evitare l’apertura di altri centri di accoglienza da parte della Prefettura sul territorio comunale, se il numero di ospiti dello S.P.R.A.R. è equilibrato rispetto alla popolazione

Per quanto esposto e per le analisi pubblicate sul blog Vertenze ambientali,

  • Chi ha girato l’Africa
  • Le invasioni percepite
  • SPRAR: l’accoglienza ”altra”  

i sottoscritti, ritengono fondamentale che il Partito Democratico in Irpinia, attraverso i suoi Circoli e i suoi amministratori, si faccia carico di rispondere all’emergenza “percepita” con strumenti di politica organica, facendosi testimone della possibilità di riformare il carente sistema di accoglienza in provincia di Avellino e promuovendo nelle amministrazioni comunali e/o loro reti, la presentazione di “progetti S.P.R.A.R.”.

Alfonso Bruno – segretario PD Circolo di Contrada
Salvatore Casale – iscritto PD (dott. in psicologia)
Alessandro Ciasullo – consigliere comunale Ariano Irpino
Virginio D’Adamo – segretario Circolo PD Gesualdo
Sabatina D’Avanzo – segretario PD Circolo Baiano
Anna Dello Buono – reggente Circolo PD Montella
Antonio De Feo – segretario Circolo PD di Serino
Marisa Di Cicilia – segretario Circolo PD Flumeri
Giuseppina Di Crescenzo – iscritta PD (componente camera penale)
Antonio Fieramosca – consigliere comunale San Michele di Serino
Maria Teresa Filippone – consigliere comunale Paternopoli
Paola Gerola – iscritta PD (operatore associazioni)
Giuseppe Iuliano – segretario Circolo PD San Michele di Serino
Claudio Mazzone – segretario Circolo PD Senerchia
Mario Pagliaro – iscritto PD (blog Vertenze ambientale)
Salvatore Petito – segretario Circolo PD Santa Lucia di Serino
Armando Sturchio – segretario Circolo PD Caposele 

 

vertenze ambientali pubblicato da Vertenze Ambientalihttp://vertenzeambientali.tumblr.com/post/157111850959/accoglienza-una-soluzione-democratica 

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