Aiutateci a cambiare, a migliorare: ma sporcatevi le mani. _ di R. Giachetti

Se devo dire la verità, a me che Di Maio abbia fatto saltare il confronto con Renzi non frega nulla.

Quello che trovo inaccettabile è l’argomento che usa: “Mi confronterò con la persona che sarà indicata come candidato premier da quel partito o quella coalizione”, aggiungendo che: “a breve ci sarà una direzione del Pd dove il suo ruolo sarà messo in discussione”. Ma Di Maio è solo buon ultimo ad usare questi argomenti.

Più o meno esplicitamente commentatori, retroscenisti, presunti leader politici di ogni fatta si prendono la briga di annunciare urbi et orbi che il Pd è morto, che Renzi è finito e che a breve sarà fatto fuori dal suo stesso partito. Chi non concorda con questa prospettiva lo fa sostenendo che ciò non è praticabile perché lo stesso Renzi controllerebbe, anzi “sarebbe proprietario”, della stragrande maggioranza dei membri degli organi decisionali del Pd.

Io penso che questo ormai diffuso e costante tentativo di cancellare l’unica esperienza davvero democratica, aperta e contendibile della selezione della classe dirigente di una comunità politica sia davvero la pratica più pericolosa e devastante che è in atto. E fotografa perfettamente la barbarie che ha raggiunto il dibattito politico, la gravità che ha raggiunto anche sul piano culturale il mancato rispetto della vita democratica all’interno di una comunità politica.

Come tanti amici e compagni del mio partito sono anni che giro in lungo e in largo l’Italia per partecipare ad incontri, a volte anche solo con poche decine di persone, nei quali si consuma il tanto bistrattato (nei tempi dei social) rito dell’incontro fisico, dello scambio e confronto di opinioni, delle strette di mano e degli abbracci, che spesso sono davvero l’unico modo per temperare la frattura che rischia sempre di crearsi tra la base e la sua classe dirigente. L’ho fatto per incontri tematici, l’ho fatto per la campagna referendaria, l’ho fatto per le primarie, l’ho fatto alle feste dell’Unità.

Solo chi, da qualunque postazione, in modo snob e superficiale, sottovaluta l’importanza di questa rappresentazione della politica che solo noi –con tutti i nostri limiti- realizziamo, può permettersi di non vedere il danno che fa non a Renzi, non al PD, ma alla politica e alla sua nobile missione.

Ogni volta che sento certi argomenti penso con affetto ed ammirazione alle centinaia e centinaia di militanti del Partito Democratico che con umiltà, orgoglio e determinazione, consentono ad un partito democratico di poter davvero essere tale. Penso a quelle mani, a quegli occhi, a quelle lacrime – di gioia o di dispiacere che siano – che consentono al nostro partito, ma anche alla politica, di essere ancora una cosa viva, un cuore pulsante della democrazia.

E allora amici e compagni: chi se ne frega dell’incontro saltato, chi se ne frega di coloro che cercano di mortificarci e di colpirci nel nostro punto di maggiore forza.

I risultati elettorali possono essere devastanti o inebrianti, ma durano poco.

La cultura democratica, il riconoscimento ed il rispetto delle regole, l’agire politico al servizio della comunità sono i valori sui quali siamo nati e sui quali dobbiamo continuare a combattere per tenere in vita una visione dell’agire politico nobile e democratica. E lo dobbiamo fare anche per coloro che oggi in tutti i modi stanno cercando di annientarci.

Sono sicuro che, nonostante tutto, ce la possiamo fare.
È un momento difficile, lo so. Ma proprio per questo è il momento in cui tutti noi siamo chiamati all’appello, a difendere le radici e la storia di questa meravigliosa comunità democratica.
È il momento in cui, visti gli attacchi concentrici verso di noi, a ciascuno è chiesto uno sforzo ancora maggiore.

Ma è anche il momento nel quale i tanti che da troppo tempo e per troppo tempo sono rimasti alla finestra per vedere l’effetto che fa, capiscano che questa attesa può procurare danni irreversibili.

Allora sporcatevi un po’ le mani anche voi.
Aiutateci a cambiare, a migliorare: ma sporcatevi le mani, scegliete.
Lasciate la finestra.
Smettete di guardare.

Nei prossimi quattro mesi non si svolgerà solo una campagna elettorale. Nei prossimi quattro mesi si giocherà una partita ben più ampia per il destino di questo Paese alla quale non è più dato sottrarsi.

 

dalla pagina Facebook di Roberto Giachetti 

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