Accoglienza quale futuro per l’Irpinia e Caposele? __ di S. Casale

Le cronache di questi giorni ripropongono il tema della gestione dei migranti ad Avellino e provincia.

Il Comune di Sant’Angelo a Scala (700 abitanti) vedrá presto l’arrivo di 37 migranti, attraverso i progetti gestiti dalla Prefettura. Ad Avellino, presso l’ex convento delle Suore, si presenta la stessa situazione. Come era prevedibile le reazioni dei cittadini non si sono fatte attendere e ad Avellino sono state molto piú evidenti rispetto a quelle del piccolo Comune di Sant’Angelo a Scala. Inutile sottolineare come queste situazioni siano terreno fertile per alimentare un sentimento xenofobo sempre più forte.

Cerchiamo, allora, di chiarire un punto fondamentale: esistono due sistemi di accoglienza.

Il primo sistema è quello definito C.A.S. centri di accoglienza straordinari. Sono questi dei centri di prima accoglienza ed il servizio viene inizialmente gestito dalla Prefettura che concede poi, attraverso un bando pubblico, la gestione dell’intero servizio a una cooperativa. In questo caso i Comuni non hanno nessuna voce in capitolo e non possono indirizzare in nessun modo ne il modello di gestione ne possono intervenire sulle modalità di accoglienza,

Il secondo modello di gestione è il progetto SPRAR. I Comuni hanno la possibilità di aprire il centro SPRAR, sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati politici. In questo caso l’intero progetto viene gestito dal Comune in accordo col Ministero dell’Interno (come finanziatore del progetto) e una cooperativa che gestisce il servizio sul territorio. In questo caso la Prefettura non viene coinvolta nel progetto perché ci occupiamo di seconda accoglienza.

Quali sono le differenze tra i due modelli?

PROGETTO_SPRAR Il modello di gestione.

Lo Sprar è soggetto a un monitoraggio economico e di servizi molto forte. Sono previste una serie di figure obbligatorie: Assistente sociale, Legale, Interprete/Mediatore, Avvocato, Psicologo, operatori dell’accoglienza. Anche i servizi da offrire agli ospiti della struttura: percorsi di alfabetizzazione, tirocini lavorativi, percorsi di integrazione, laboratori didattici, e molti altri sono obbligatori..

Nei centri CAS tutti i servizi che sono obbligatori per un Sprar, sono del tutto opzionali quindi è l’ente gestore a decidere se e come realizzarli.

Il numero degli ospiti nella struttura

I centri Sprar prevedono l’accoglienza di un numero di migranti idoneo alla popolazione residente sul territorio, con una quota del 4×1000 abitanti.

I centri CAS invece non hanno un numero massimo di immigrati che possono accogliere. Questo vuol dire che in base agli edifici disponibili, o alle strutture ricettive alberghiere private sul territorio, si definisce il numero di persone che è possibile accogliere.

Accoglienza-migranti-Sprar- Il Viminale ha diramato una circolare intitolata ‘Regole per l’avvio di un sistema di ripartizione graduale e sostenibile dei richiedenti asilo e dei rifugiati sul territorio nazionale attraverso lo Sprar‘. Il documento introduce una “clausola di salvaguardia che renda esenti – recita il testo – i Comuni che appartengono alla rete Sprar, o che abbiano già formalmente manifestato la volontá di aderirvi. Questo significa che con l’apertura di uno SPRAR non è possibile avere sullo stesso territorio comunale un centro CAS.

Le piccole comunitá come la nostra cosa intendono fare? Affidarsi al caso nella speranza che la Prefettura ignori il nostro territorio o organizzarsi?

Salvatore Casale di Salvatore Casale, responsabile delle politiche sociali e dell’immigrazione del PD Caposele

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